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_di Gaetana Di Zenzo

Intervista a Claudio Valentino, giovane artista montefortese con cui inizia il nostro viaggio nel mondo dei talenti giovani irpini. Classe 1985, da sempre con la passione per la pittura e la ceramica, Claudio ha frequentato prima l’Istituto Statale d’Arte di Avellino, sezione di ceramica, poi il corso ordinario di pittura di Loredana D’Argenio presso l’Accademia di Belle Arti di Napoli, conseguendo il diploma di laurea triennale. E’ abilitato all’insegnamento, ma ora Claudio si divide tra gli studi (sta terminando la specialistica in Pittura presso l’Accademia di Belle Arti a Napoli) ed il lavoro di responsabile in un negozio di abbigliamento, perchè la crisi ha colpito anche il settore scolastico, caratterizzato, come tutti gli altri, da caos e precariato. Si definisce una “contraddizione in termini”, perchè nella sua arte è moderno, ma gli piace leggere libri del passato, la narrativa soprattutto, che permette di sviluppare l’immaginazione, e gli piace la letteratura verista. Oltre a leggere, ama viaggiare ed ascoltare musica, in particolare Marina Rei, Placebo, Linking Park e Katie Melua. E’ fragile e forte allo stesso tempo, sensibile, riflessivo, caparbio, nonostante l’ambiente artistico avellinese non aiuti come dovrebbe le giovani leve. Si imbarazza quando gli si chiede se può definirsi un artista, sfoderando rare doti di umiltà e concretezza. Sogna, certo, ma sa tenere i piedi ben saldi a terra, senza correre, così, il rischio di montarsi la testa. Nell’arte gli piacciono la matericità e la forza, mentre nella quotidianeità, sostiene di essere «barocco ed eccessivo», perchè si ritiene figlio di questa generazione. Nel 2004 ha intrapreso la docenza presso i corsi di ceramica dell’Università Irpina del tempo Libero e nel 2008 ha curato le scenografie ed i costumi per la rappresentazione teatrale de “I campi di Dora” di Claudio Grattacaso per la regia di Antonello De Rosa presso il Teatro Augusteo di Salerno. Dal 2002 ad oggi ha realizzato una lunga serie di mostre collettive in Campania, Puglia, Lazio, Toscana, Polonia e Finlandia. La pittura e la scultura sono per lui una risorsa ed un essenziale strumento di espressione della sua personalità. Gli permettono, infatti, di lavorare sulle sue emozioni, sulle sue incertezze, sulle sue paure, “mettendole in mostra”. Perchè, come diceva lo scrittore Umberto Saba «l’opera d’arte è sempre una confessione» e, come sostiene Renato De Vallier, « la vera arte è espressa da uno stato di disagio, qualunque esso sia»

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