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_di Gaetana Di Zenzo

“DIVERSO DA CHI?”. INTERVISTA A GERARDO PEPE, LO SCRITTORE PALADINO DEI DIRITTI DEI DOWN

“…Il mondo è rumore e l’esistenza produce frastuono, persino l’erba secca e quindi morta, ieri ho provato a sistemare il prato, ha una voce, ma io non riesco a trattenere alcun suono né riesco a seguire il sentiero del silenzio. A volte penso che il silenzio si nasconda e tocca a noi cercare di scovarlo eppure io non voglio conoscere niente di lui, non voglio arrivare a quello che nasconde.

Se il rumore è l’esistenza, il silenzio appartiene alla morte, al mondo che si crede immobile e perfetto eppure quanto rumore giunge ai morti: i lamenti, le preghiere e il vento che arriva ovunque persino sottoterra. Credo che la morte sia un luogo molto affollato e più rumoroso di quanto si possa immaginare…”

Sono due le cose di cui, più di altre, si avverte la mancanza nel mondo moderno: il silenzio e la capacità di guardare oltre le apparenze. Il silenzio…questo sconosciuto. Potrebbe essere il titolo di una rappresentazione imperniata sul XXI secolo. Già, perché oggi tutto è ovattato dal rumore, un rumore sordo che non lascia il tempo di pensare ed emozionarsi, né di individuare la sostanza delle cose e delle persone e di aiutarle nelle loro difficoltà. Sono questi i leitmotiv delle opere dello scrittore Gerardo Pepe. Salernitano di nascita, atripaldese d’adozione, la conoscenza dei temi di cui tratta nei suoi componimenti non gli viene da un puro approccio teorico, ma dall’affrontarli concretamente nella sua quotidianità, perché Gerardo è sì  narratore e poeta, ma è, da oltre 20 anni, anche presidente dell’AIPD (Associazione Italiana Persone Down) di Avellino. L’AIPD è una onlus di genitori o tutori di persone con sindrome di down che si è costituita nel 1990 allo scopo di tutelare i diritti delle persone affetti da questa sindrome, favorirne il pieno sviluppo fisico e mentale, contribuire al loro inserimento scolastico e sociale a tutti i livelli, sensibilizzare sulle loro reali capacità e divulgare le conoscenze sulla sindrome. In particolare, l’associazione offre vari servizi, tra cui: il  Gruppo Primo Approccio (offre sostegno ed informazione alle famiglie  di neonati con la sindrome di Down), il Servizio di informazione e consulenza (risponde alle richieste in merito a normative sulla Sindrome e sugli aspetti medici, psicologici, riabilitativi e scolastici) e la Casa Futura (gruppo appartamento riservato ai soggetti autonomi o semiautonomi, prioritariamente portatori della Sindrome di Down, privi di sostegno familiare che non necessitano di assistenza sanitaria continuativa). Oltre ad occuparsi dell’AIPD, Pepe organizza il Concorso nazionale di poesia, narrativa e arti figurative“Kriterion” che affronta ogni anno un argomento differente e le cui  quote di iscrizione sono interamente devolute a favore dell’AIPD. Prima del suo debutto a livello nazionale nel mondo editoriale avvenuto grazie alla pubblicazione di un suo racconto in una antologia edita dalla Mondadori, ha scritto il dramma “Epicanto”, il cammino di accettazione di una coppia a cui nasce un bimbo Down, ha pubblicato nel 2001 la silloge di poesie “Nuvole e parole” (curata da Mariella Bettarini e Gabriella Maleti) e alcuni suoi racconti sono apparsi in varie antologie edite da Mondadori. Inoltre, è stato finalista al premio“Sterminator Vesevo”, organizzato dal parco letterario del Vesuvio, al concorso “Angoli di strada”  organizzato dalla scuola Holden di Torino, con il racconto “Il portone chiuso”, ed al premio nazionale di narrativa“Guido Morselli”. Si è classificato al terzo posto alla selezione “Volontario dei Diritti” indetta dalle Acli ed ha vinto il primo premio al concorso “Poesia e musica” organizzato dal comune di Atripalda ed al concorso “Una Piazza, un racconto” promosso dalla chiesa luterana di Napoli con il racconto “Il fumo di Oswiecim”. Nel 2005 ha pubblicato, sempre con Mondatori, un secondo racconto in una antologia, mentre è del 2011 “Francesco è pronto e sposerà Tina Turner”, il romanzo edito da “Il Papavero” presentato al Premio Strega.

Padre di un ragazzo down, il suo passato ha sicuramente influenzato le sue opere, che non hanno un percorso già segnato, ma lasciano libero il lettore di trovare autonomamente il significato da attribuire loro. Scrivere per Gerardo è “una chiave per accedere ad un mondo interiore altrimenti sconosciuto”,  è un modo di esorcizzare i problemi, analizzarli, scavare nel profondo delle cose per coglierne l’essenza, senza farsi trascinare dal fiume della mediocrità che tutto rischia di travolgere. Perché, come ha detto Susanna Tamaro, “la scrittura non serve per farsi vedere ma per vedere”.

I.: “Come e quando si è avvicinato al mondo della scrittura?”

G.: «Le racconto un aneddoto. Alle elementari quando ho scoperto la parola scritta ho compreso che le canzoni che canticchiavo erano in realtà parole e così mi cimentai nella stesura di una canzoncina sul Natale. Quello è stato il primo tentativo creativo».

I.: “C’è uno scrittore che apprezza particolarmente? “

G.: «Due scrittori che mi hanno colpito molto sono Michael Cunningham, autore del romanzo “Le Ore”, e l’ungherese Agota Kristof, autrice de “La trilogia della città di K.”, perché impongono al lettore, dopo aver letto il romanzo, di rileggerlo per poter cogliere tutte le sfumature che non si erano colte precedentemente».

I.: “Qual è la sua fonte di ispirazione?”

G.: «La vita e soprattutto gli aspetti dell’esistenza che vengono ignorati da tutti o a cui non si dà la giusta importanza».

I.: “Quanto è legato ai suoi scritti? Qual è l’opera alla quale è più legato? Perchè?”

G.: «Sono legato a tutti i miei lavori anche se riconosco che alcuni sono venuti meglio, altri meno, ma come un padre verso i figli non riesco a fare preferenze».

I.: “Quando ha avuto l’idea di organizzare il premio letterario “Kriterion” e perchè?”

G.: «Come presidente dell’Associazione italiana Persone Down di Avellino, ho pensato, insieme al mio staff, che il problema dell’integrazione dei disabili era anche e soprattutto culturale e bisognava intervenire sulle giovani generazioni. Per questo, ogni edizione proponiamo un tema sul quale ragazzi e professori devono lavorare ed interrogarsi».

I.: “Come è nato il libro “Francesco e pronto e sposerà Tina Turner”?”

G.: «Mi sono ispirato alla mia esperienza personale: lavoro con persone down da quasi vent’anni, cioè da quando è nato mio figlio, che si chiama Francesco, come il protagonista del romanzo. Ed è stato proprio lui a suggerirmi il titolo da dare al mio lavoro, in quanto ripete continuamente “Francesco è pronto”. Francesco come simbolo, come archetipo delle persone down, è pronto ad un nuovo modello di vita e, come tutti gli altri ragazzi affetti dalla sua stessa sindrome, è capace di vivere un’esistenza completamente diversa rispetto a ciò che pensa l’immaginario collettivo. Per molti anni i ragazzi down sono stati etichettati come “eterni bambini”, ma il mio obiettivo è quello di far capire alla gente che queste persone stanno conquistando degli spazi nuovi e varcando delle nuove frontiere. Nel mio lavoro, perciò, ho voluto rappresentare la potenza, l’energia buona delle persone affette da questa sindrome. Non sono alieni, come purtroppo in tanti sono ancora portati a pensare, ma sono persone come noi, hanno dei sentimenti, hanno la volontà di crearsi dei legami stabili, una famiglia. Francesco è un po’ il simbolo di tutti i ragazzi down che in questi ultimi decenni stanno lavorando al fine di allargare i confini della loro disabilità e di discostarsi dalla maniera in cui il senso comune li addita. Questo libro vuole essere un tributo a tutti gli sforzi che queste persone compiono ogni giorno per avere una vita normale: trovare un lavoro, avere una vita autonoma. I ragazzi down costituiscono un potenziale inesplorato che ci condurrà molto lontano. Forse è proprio questo che spaventa alcuni educatori e genitori. Ma vinceranno le persone down perché hanno scoperto, prima di noi, l’angolo giusto per guardare il mondo.

Io ho scritto materialmente il libro, ma il merito va tutto a mio figlio ed ai ragazzi down che conosco. E’ un romanzo drammatico, ma c’è un’ironia di fondo, la stessa ironia che è presente in tutte le persone down.

Il protagonista è Francesco, un ragazzo con sindrome di Down che si trova ad affrontare improvvisamente la morte del padre insieme ai fratelli da tempo lontani che tornano per l’occasione a casa con il loro carico di ansie e problemi. Non sarà facile fare i conti con il passato e con gli ultimi tragici avvenimenti ma l’esistenza semplice e serena porterà finalmente un po’ di verità nelle loro vite».

I.: “Come ci si pone nei confronti della disabilità ad Avellino ed in Italia in generale? C’è qualcosa che andrebbe migliorato?”

G.: «Con i disabili le persone sono compassionevoli ma anche distratte. Durante la giornata delle Persone Down, per esempio, all’uscita della messa domenicale molte persone a cui veniva richiesta una piccola offerta in cambio di una tavoletta di cioccolato si allontanavano infastidite. Altri passanti, invece, si avvicinavano spontaneamente e ci sollevavano dall’imbarazzo della richiesta, sostenendo i nostri progetti. Vorrei che i problemi dei disabili fossero sentiti come prioritari e tutti sullo stesso piano senza discriminazioni di tipo politico. Perché, se sei disabile in una provincia come la nostra, e non hai le giuste conoscenze, sei disabile due volte. Credo, però, sia necessario parlare non solo alle istituzioni preposte, ma coinvolgere anche un pubblico più ampio fatto di persone che normalmente non si pongono questo problema. Magari la lettura del mio romanzo può diventare un’occasione in più data a queste persone per avvicinarsi a questo tipo di realtà».

I.: “Ad Avellino c’è spazio per la letteratura e l’arte in generale? E per i giovani?”

G.: «Ad Avellino i pochi che cercano di creare qualcosa vanno incontro a grosse difficoltà, perché l’arte in generale non è molto apprezzata. Purtroppo nel nostro capoluogo, ma anche nel resto del Belpaese, si è più orientati verso manifestazioni culinarie o folkloristiche, in quanto permettono al cittadino di divertirsi senza richiedergli uno sforzo intellettivo. A risentirne sono, di conseguenza, le manifestazioni culturali, per le quali si spendono sempre meno fondi. D’altronde, tra una sagra e la presentazione di un’opera letteraria, la maggioranza della popolazione predilige la prima. Dunque, Avellino rispecchia l’immagine del paese, ed è un peccato, perchè qui ci sono talenti ed ottimi artisti. L’unica pecca, forse, è la mancanza di umiltà. Il mondo dell’editoria è particolarmente difficile, non è facile avere dei riconoscimenti, ma chi ha una vera passione per lo scrivere (che non sia una passione mediata magari dal desiderio di diventare famosi attraverso la scrittura) è disposto a fare dei sacrifici e a sapere attendere. Le persone che cercano scorciatoie e che vogliono utilizzare la scrittura per altri scopi si fanno carico di progetti fallimentari già in partenza. Tutti i ragazzi che vogliono fare questo lavoro hanno bisogno di sapere che è necessario essere umili, ascoltare gli insegnamenti, cercare di informarsi su tutto e, ovviamente, leggere molto.

Per quanto riguarda i giovani, lo spazio riservato loro è poco o nullo. Pensiamo, ad esempio, al Teatro comunale, che ancora non è in mano alla città ed alle nuove leve che cercano di esprimersi. Opere come quelle rischiano di fallire nella loro missione primaria che non è quella di divertire azzimate signore, ma di essere un volano per la crescita culturale dei ragazzi e della città».

I.: “Progetti futuri. C’è un tema in particolare che vorrebbe affrontare in suo prossimo scritto?”

G.: «Io cerco di parlare di alcune urgenze nei miei scritti. Per i prossimi romanzi vorrei indagare l’effetto dei media sulla vita delle piccole comunità, ma, naturalmente, continuerò anche ad occuparmi del tema fisso di tutti i miei lavori: la disabilità».