Il gruppo di lavoro della serata - ph Irpinia Turismo

_di Franca Molinaro

La festa della Candelora, il 2 febbraio, è la conversione cristiana delle feste pagane della luce; per i Celti era la luce rinascente; nella Roma antica era l’inizio del mese dedicato a Giunone Salvatrice e Madre Regina. Durante il mese si svolgevano riti di purificazione che hanno poi generato il nome febbraio. Februaris deriva appunto da februa che alla lettera significa “mezzo di purificazione”. I februa erano panni di lana usati per aspergere il sangue delle vittime sacrificali oppure focacce di farro tostate presenti durante le purificazioni delle case. Februa erano anche le fronde usate dai sacerdoti per cingersi la fronte. Nell’antica Roma i fedeli di Giunone, il 2 febbraio, correvano per la città recando in mano fiaccole accese; la Chiesa, per obliare questa costumanza dedicò il giorno alla Purificazione della Vergine ossia la Presentazione di Gesù al Tempio. Oggi la Chiesa, per la Candelora benedice le candele, simbolicamente benedice la luce, il giorno che si allunga e la natura che si risveglia. A Castel Baronia la Candelora è festeggiata sotto il titolo di Madonna delle Fratte custodita nella chiesa omonima. La festività calendariale coincide con il ritrovamento della sacra immagine della Vergine avvenuto nell’anno 1137 nei pressi del monastero dei Virginiani.

La leggenda vuole che tale icona sia stata scoperta da un pastore in cerca di un toro allontanatosi dalla mandria, l’uomo ritrovò il bovino inginocchiato davanti ad un albero sul quale era l’immagine

sacra, l’albero si ergeva davanti all’ingresso di una grotta, probabile chiesa primitiva. Il dipinto è una tela incollata su tavole e raffigura la Madre di Dio, icona tipicamente bizantina in cui la Vergine siede frontalmente con Cristo benedicente in grembo. È una delle immagini della Vergine più antica d’Irpinia e probabilmente ha seguito il destino di tutte le immagini sacre sfuggite alla furia iconoclasta del primo millennio. Il ritrovamento, casuale o per volere divino, è un classico che può sembrare da copione sacro ma, ad un’analisi più attenta dei fatti si comprende che solo un pastore o un contadino, persone che vivevano nei campi, avevano la possibilità di rinvenire un oggetto nascosto tra la vegetazione, pertanto è probabile che la leggenda indichi il vero. La dicitura “delle Fratte” può essere interpretata come luogo dove è stato tagliato il bosco per scopi edilizi. La stessa immagine scolpita in tutto tondo domina la grande piazza Mancini e il sottostante recupero del castello normanno. La sera della vigilia si accendono grandi fuochi  simbolici per onorare la Madonna e per invocare la luce naturale e divina. Quest’anno la cerimonia è stata veramente suggestiva perché il paese era sotto la neve. In vista di questa significativa celebrazione, la gioventù castellese e quella di Ponte (BN) ha promosso un incontro per far luce sui problemi che oscurano il futuro. L’incontro si è tenuto l’antivigilia, nella sala consiliare del comune di Castel Baronia. A interagire con i ragazzi è stato il giudice Benito Melchionna, scrittore di Bergamo ma natio irpino, il giudice Pilade Frattini decano del foro di Bergamo, l’avvocato Marianna Corbo avvocato in Benevento, la sociologa Luciana Palumbo, il sindaco Carmine Famiglietti e il direttore di Vicum Salvatore Salvatore, il tutto coordinato da chi scrive. La serata è stata accompagnata da musiche dedicate alla crisi, scritte dagli Iron Gray un gruppo giovanissimo del paese. Melchionna, già scrittore e poeta affermato, è spesso occupato in incontri col pubblico giovanile europeo. Temi a lui particolarmente cari sono: l’ambiente, la morale, l’economia. Uomo di straordinario spirito, mai cheto o vinto, riesce a cogliere la parte buona delle cose senza farsi avvilire dalle difficoltà che ogni periodo storico presenta. Egli sottolinea che il momento di mutazione che stiamo attraversando è una occasione per mettere a fuoco le energie e convogliarle in direzioni comuni. La crisi non è poi un male se permette di ritemprare gli animi scoraggiati della gioventù, se sollecita quella spinta interiore generata probabilmente dall’istinto di sopravvivenza. Attraverso le citazioni dei più grandi uomini della storia, Melchionna ha incitato i giovani a ritrovare l’essenziale ed eliminare il superfluo, a spogliarsi dell’inutile che ci viene cucito addosso dalla società dei consumi e volgere uno sguardo alla natura che ci genera e ci sostiene. I ragazzi dei due comuni hanno colloquiato con straordinaria maturità e con grande competenza, disposti, inoltre, ad accogliere qualsiasi consiglio valido da parte di adulti capaci. In questo è stato significativo l’intervento di Libero Sica, Segretario Generale dell’Associazione “Il Ponte”, questo giovane a me anonimo fino a qualche giorno fa è lo stesso citato in “Giù al Sud” di Pino Aprile, quel giovane che non conosceva il nome della sua montagna ma, dopo una radicale presa di coscienza si è dato una scrollata rivisitando la sua vita e diventando uno dei personaggi più attivi nella rivalutazione della propria terra e di tutto il Sud. È confidando su queste persone che hanno già esperienza ed hanno l’umiltà, non la presunzione, di insegnare, che si può dare una svolta alla crisi. L’avvocato Frattini ha osservato che qui non v’è crisi perché v’è coscienza e volontà, la crisi è dove si vive con superficialità evitando di affrontare i problemi. La crisi, spiega Melchionna, è una cosa naturale nei ricorsi storici, un momento di passaggio, la virtù del coraggio, dote dell’animo umano, è quella che indica la strada maestra alla quale si fa appello ogni volta che si è di fronte ad una difficoltà. La storia è andata sempre avanti grazie al sottile limite tra tradizione e trasgressione, tutto evolve perché i figli hanno la capacità di acquisire i precetti che ritengono validi, per il resto trasgrediscono, non è rinnegamento dei valori perché ogni epoca ha i suoi di valori. Certo questo è un momento particolare perché la nostra generazione non ha saputo consegnare intatto, ai posteri, il filo che ci univa al passato, ora la frattura è difficile da sanare ma i giovani responsabili hanno una marcia in più e sono queste figure che si faranno strada. Inoltre, ha spiegato il giudice, la gioventù non è una stagione della vita ma una luce sempre accesa nei cuori attivi e positivi, tutti quelli che sentono di avere accesa nel cuore questa luce, hanno il dovere di collaborare. Il giovanissimo Giuseppe Iacoviello ha posto l’accento sul problema ambientale e Melchionna ha sottolineato che il vero investimento per il futuro è l’ambiente, economia ed ecologia sono strette in un rapporto che nessuno riconosce ma bisogna essere coscienti che lo sviluppo non ha limiti al contrario delle risorse.  La serata si è conclusa con lo scambio di doni simbolici da parte dei Forum e dell’Amministrazione. Soddisfatto il pubblico che ha respirato un’atmosfera di grande sincerità e cordialità. Soddisfatto il giudice che ha commentato: “Se tutti i giovani fossero come questi non ci sarebbe crisi”. Soddisfatti i miei ragazzi per essere stati, ancora una volta, considerati ed ascoltati.