Franca Molinaro e Pino Aprile

_di Franca Molinaro – da Otto Pagine 29 gennaio

Il Giardino della Grande Madre – Per il riscatto della Terra del Sud
Sabato 21 gennaio ci sono stati due appuntamenti importanti in due province differenti, uno a Castel Baronia (AV) per la prima del “Sabato Letterario” istituito dal Comune, il secondo a Ponte (BN), voluto fortemente dall’Associazione “Il Ponte” e dal “Partito del Sud” gruppo sannita, per la presentazione del libro di Pino Aprile “Giù al Sud”. Lo stesso tema per entrambi le manifestazioni: revisione della storia del Sud.

Nel comune irpino, per la presentazione del libro di Mariano Bocchini, “Niccola Nisco Un liberale tra le contraddizioni del Risorgimento”, il clima è stato caldo, l’intervento del prof. Rovito, docente di Diritto Medievale e Moderno, è stato severo ma anche offensivo nel definire i nuovi borbonici: poveri ignoranti miserabili. Le sue osservazioni, precise nel definire i tipi umani e le circostanze storiche hanno evitato argomenti troppo compromettenti. Ha concluso affermando che per fare storia corretta non bisogna né santificare né demonizzare, giustissimo. In quanto a demonizzare (il Sud naturalmente) ci pensò ampiamente il Lombroso e Pino Aprile, nel suo ultimo libro spiega come, oggi, a Torino, possa esistere un museo dedicato al criminologo. In tale museo sono esposti teschi di briganti calabresi corredati di nome, secondo lo studioso questi individui sarebbero stati i modelli criminali per eccellenza, mentre teschi di uomini padani, esempi tipici di cretinismo (sempre secondo Lombroso), non recano alcuna didascalia. Pare, comunque, che il cranio dell’illustre professore avesse i caratteri di entrambe le tipologie umane. Il prof. Moricola docente di Storia delle Relazioni Internazionali ha posto l’accento sul concorso delle potenze straniere interessate al declino del Regno delle Due Sicilie e sulla responsabilità degli intellettuali liberali del Sud che si trovarono al governo dopo l’Unità. Indispensabile la precisazione sul fenomeno “brigantaggio”, non delinquenza ma rivolta sociale. Ha concluso l’autore che interagendo con i giovani del Forum ha espresso il suo punto di vista. Ha rammentato quanto non è mai stato detto ufficialmente della storia di quegli anni, gli orrori commessi dall’esercito piemontese e dei lager in cui gli uomini del Sud furono sciolti nella calce. Ha sottolineato come, ancora oggi, le cose sono taciute, la lapide posta a Casalduni, ad esempio, ricorda i morti ma non la mano assassina dei bersaglieri dell’esercito italiano. Per i “briganti” ha citato il sergente Romano, il valoroso militare che continuò a condurre gli sbandati dell’esercito borbonico come un vero esercito a servizio della patria. Insomma, nel suo equilibrato argomentare, il dottor Bocchini ha fatto luce su una pagina di storia che stenta ad essere letta correttamente. Tutto concorde il pubblico numeroso ed attento, disposto ad ascoltare ancora per ore ma il mio pensiero era altrove ed ho evitato il protrarsi della discussione concludendo che siamo tutti per l’Unità a rispetto del sangue versato ma vogliamo che sia fatta chiarezza storica e pretendiamo rispetto. Ho chiesto scusa e sono scappata da Castel Baronia, le venti e trenta, buio fitto e la strada ghiacciata, ho percorso il fondovalle e poi l’autostrada con il cuore in gola e il piede premuto sull’acceleratore, alle nove e trenta ero a Ponte. Il paese a quell’ora ha un fascino straordinario, il centro storico è ben tenuto con i suoi edifici in pietra e una bella chiesa. Mi ha accolta il maresciallo Corbo, insieme abbiamo raggiunto Pino Aprile all’osteria del Brigante, dove aspettava di cenare col gruppo sannita del Partito del Sud e la Fondazione “Il Ponte”. Il locale era caratteristico, tutto in pietra, con diversi cimeli alle pareti ed al banco. L’ambiente piccolo e gli ospiti tanti. Mi sono presentata al “maestro”: “Sono Franca Molinaro della setta di Nusco”, citando le parole del suo libro. Lui ha riso divertito. Gli ho regalato un paio di libri, ho scelto quelli più piccoli per evitargli ingombri ma lui mi ha chiesto quello dei canti popolari, mi è sembrato interessato al tema. Questo mi ha confermato che Aprile ricerca la storia dei popoli attraverso i semplici, studia il lato opposto dei fatti e della cultura ufficiale. Aprile è come i suoi scritti, immediato e sincero, ha risposto alle nostre domande, ha chiacchierato serenamente con tutti. Ci siamo seduti per cenare, gomito a gomito ma, tra un boccone e l’altro, è stato difficile parlargli, gli amici avevano tanto da chiedergli e raccontargli, io ho preferito ascoltare. Ha tanto lavoro in programma ed è rammaricato perché sta trascurando il mare sua grande passione. Fino a “Terroni” ha alternato un libro sul mare ed uno sull’Appennino, ora ha trasgredito ed ha continuato sullo stesso tema con “Giù al Sud”. Gli ho chiesto se posso scrivere di lui nonostante la mia modesta statura, lui ha detto di essere lo stesso di qualche anno fa l’unica differenza è nei quintali di carta in più. Gli ho confessato che vicino a lui, scrittore e giornalista di spessore ed esperienza, io, modestissima scrittrice di provincia, mi sento la più piccola delle allieve. La risposta è stata straordinaria: “Io conosco delle cose tu ne conosci altre, guai se conoscessimo tutti le stesse cose”. Mi ha lasciata senza parole, ha umiltà e semplicità di linguaggio, si fa ascoltare con piacere infinito. Gli ho parlato del  motivo per cui adoro la sua scrittura, lui è uno che dice le cose come stanno e riesce a coglierne tutte le sfumature. Non gli sfugge nulla, delle piccole realtà comprende lo spirito e le spinte positive che le animano. A differenza di certa altra letteratura, i suoi scritti trasmettono una energia creatrice, un desiderio di fare, di agire, di rimboccarsi le maniche, induce a capire che ognuno è artefice di se stesso, molto dipende dalla determinazione. Pino vede i giovani delle nuove generazioni tenaci e competenti, pronti a organizzarsi e combattere, sempre attivi; penso ai miei ragazzi a Castel Baronia, sicuramente andrebbero d’accordo. -Mi piacerebbe tanto- gli confido -che gli scrittori locali, anche quelli con discreto successo, sapessero vedere il proprio territorio con i tuoi occhi, che avessero la tua grinta invece di piangersi addosso-. Lui mi spiega che chi è dentro non vede, per chi è fuori è più facile  osservare e capire come stanno le cose. E così, dall’esterno, racconta la nostra storia, quella passata e quella presente, dedicando a tutti la sua attenzione, citando tutti per meriti e difetti. Con la sua scrittura diffonde le verità sottaciute negli ultimi 150 anni e innalza un monumento a chi ha pagato innocentemente. È per questo che il paese di Ponte gli ha simbolicamente consegnato le chiavi della città. Aprile ha una voce coraggiosa e forte, parla semplice ed è vicino al popolo. I tanti movimenti silenziosi pronti a restituire dignità al Sud, hanno finalmente trovato, nella voce di Aprile, la loro voce.